LAGO DI PAOLA
20408
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-20408,edgt-core-1.0.1,ajax_fade,page_not_loaded,,hudson child-child-ver-1.0.0,hudson-ver-1.8, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,fade_push_text_right,blog_installed,enable_full_screen_sections_on_small_screens,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
 

LAGO DI PAOLA

Da un punto di vista geografico, il Lago di Paola è il più meridionale dei quattro laghi pontini (Lago di Caprolace, Lago dei Monaci e Lago di Fogliano). Si presenta separato dal Mar Tirreno da una duna sabbiosa larga circa 200 metri ed è costituito da un corpo principale, orientato da NO a SE, parallelamente alla linea di costa. Il Lago è lungo 6,7 Km, presenta una superficie di circa 400 Ha, un perimetro di 20 Km, un volume di 14.000.000 di m3 e una profondità media di 4 – 4,5 m, con punte massime di circa 10 metri (fossa della Molella). Il lago presenta verso l’interno una serie di 5 anse dette “bracci”, residui dei letti di antichi corsi d’acqua che vi affluivano.

Lo scambio idrico con l’ambiente marino costiero si realizza attraverso due canali: (i) all’estremo meridionale la foce di Torre Paola, primario collegamento con il mare canalizzato già all’epoca dei romani e ripristinato nel 1721; (ii) all’estremo settentrionale la foce del Caterattino, scavato nel corso della recente bonifica delle paludi pontine.

Per le peculiari e straordinarie componenti ambientali e naturalistiche, tutta l’area è stata designata quale Zona di Protezione Speciale, ai sensi della Direttiva Uccelli 79/409/CEE. Con decisione della Commissione Europea 2006/613/CE del 14 luglio 2006, è stata inclusa nell’elenco dei Siti di Importanza Comunitaria (Zona SIC) per la biogeografia mediterranea ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE. Inoltre, il Lago di Paola è ricompreso tra le cd. Zone Umide protette dalla Convenzione Internazionale di Ramsar. Dal 1977, tutta la zona nella quale ricade la Proprietà Scalfati è stata inserita nella lista delle «Riserve della Biosfera» predisposta dalla UNESCO. Ampie zone, in particolare il Canale Romano (di epoca augustea), sono soggette a vincolo archeologico, idrogeologico e paesaggistico.

Il Lago è rifornito di acqua dolce attraverso alcuni canali di raccolta delle acque piovane, realizzati durante le opere di bonifica, e da poche sorgenti le cui portate attualmente si sono ridotte a causa dell’intenso prelievo di acque di falda ad uso irriguo.

Fino al 1980, la maggior parte del carico eutrofizzante era costituito dalle acque fognarie della città di Sabaudia e dalle acque di scarico di alcune aziende agricole dedite ad attività zootecniche. Successivamente al 1980, le acque nere sono state deviate e, previo trattamento depurativo, riversate in mare. Attualmente sono immesse nel lago le acque del bacino imbrifero, in parte coltivato e in parte boschivo.

Le problematiche del Lago di Paola sono, tuttavia, ampiamente note: progressivo aumento della salinità, scarsa circolazione delle acque, fenomeni di eutrofizzazione e proliferazione algale, inquinamento da fonti esterne.

Il Lago ha, infatti, un’estensione della linea di costa molto elevata, con “bracci” che penetrano nell’entroterra, creando aree di potenziale accumulo di nutrienti e di freno alla circolazione idrica. I maggiori apporti per il ricambio delle acque derivano dalle azioni di marea, che in estate devono, tuttavia, essere aiutate da pompe idrovore. L’afflusso di acqua dolce è ormai minimo, anche a causa dello sfruttamento della falda per usi irrigui, con conseguente pericolo di ingresso di acque marine e di un significativo incremento della salinità. A tutto questo, che già incide negativamente sul mantenimento del proprio metabolismo autodepurativo, si aggiunge la forte urbanizzazione del territorio circostante, ricco di attività produttive agricole e zootecniche, fonte di apporti azotati e di modifiche radicali del contesto ambientale. Le cause coincidono, quindi, con la forte pressione antropica, con la modifica dei sistemi di afflusso di acqua dolce, nonché con alcuni peculiari aspetti morfologici del bacino.

INQUADRAMENTO STORICO

Le prime testimonianze di ville rustiche sulle sponde del Lago di Paola risalgono all’epoca imperiale (età sillana – I sec. a.C.). Reperti di epoca romana, riferibili all’età repubblicana, riguardano poi la costruzione di una peschiera circolare (piscariapaulae), che si trovava sotto le pendici del Monte Circeo (nota come “piscina di Lucullo”). A tal epoca, l’emissario del Lago di Paola non era stato tuttavia scavato compiutamente e, pertanto, la peschiera doveva essere alimentata probabilmente attraverso tubature che comunicavano direttamente con il Lago.

La realizzazione del canale principale si inserisce con molta probabilità nel grandioso progetto attribuito a Nerone, mirante ad unire direttamente tutti i laghi costieri dal porto di Ostia fino al lago d’Averno (tra Cuma e Pozzuoli). In tal modo si sarebbe creato un lungo itinerario navigabile, di circa 160 miglia, rapido e sicuro da ogni pericolo meteorologico. Fu certamente quando la capitale dell’impero venne trasferita a Costantinopoli che i lavori di completamento di questa via navigabile vennero abbandonati, allorquando cioè ebbe inizio la decadenza dell’antica capitale, oggetto ben presto delle invasioni di popolazioni barbare e delle insurrezioni delle truppe mercenarie di prevalente origine ostrogota. Con il trascorrere degli anni, l’estendersi degli acquitrini e il progredire della malaria causarono lo spopolamento e, successivamente, il completo abbandono di tutta la zona.

Nel XII e XIII secolo i monaci benedettini, che si presero cura delle terre abbandonate, svilupparono sul Lago di Paola la prima vera azienda di pesca (presso il santuario della Sorresca) e ristrutturarono un piccolo cenobio nelle antiche rovine romane dei “Casarini”.

Nel XIV secolo, con l’acquisto da parte della famiglia Caetani, convalidato da Bonifacio VIII, nasce propriamente il Feudo del Circeo nella sua unità giurisdizionale e patrimoniale.

Tale Feudo rimase nella disponibilità della famiglia Caetani fino a quando non passò al feudatario Ruspoli. Nel 1713, l’Amministrazione Pontificia, attraverso la Reverenda Camera Apostolica, riscattò definitivamente il Lago e avviò i lavori di trasformazione del bacino in una vera e propria valle da pesca.

Acquistata la disponibilità del bacino (al tempo detto “Lago della Sorresca”), dalla metà del ‘700 l’Amministrazione Pontificia iniziò le opere di bonifica sul modello delle “valli di Comacchio” (acquistate dalla Santa Sede nel 1718).

La derivazione comacchiese delle opere si rivela nell’architettura del “Casone dei Pescatori”, esattamente uguale – anche nelle dimensioni – ad un “Casone di Valle”. La prima persona che prese in affitto la valle da pesca, il Cav. Romualdo Cinti, proveniva proprio da Comacchio.

Nel 1854, la valle da pesca viene affittata a Clementino Battista (antenato della Famiglia Scalfati).

Nel 1883, il Lago di Paola ed un’ampia porzione dell’antico Feudo del Circeo, precedentemente ricompresi nei confini dello Stato Pontificio, sono venduti ai privati per asta pubblica dallo Stato Italiano. Dal 1888 il Lago di Paola viene acquistato da Clementino Battista. A partire dal secondo dopo guerra, sessant’anni di contenziosi hanno confermato la sua natura privata, escludendo l’appartenenza del Lago di Paola: (i) al demanio idrico (Sez. Un., 20/6/1958 n. 2141); (ii) al demanio civico (Sez. Un., 25/7/2006 n. 16891); e (iii) al demanio marittimo (Sez. Prima Civile, 19/3/1984 n. 1863).

Successivamente, alla morte di Clementino Battista, la valle da pesca viene affittata a terzi fino a circa la metà del XX secolo, quando la Famiglia Scalfati riunisce nuovamente proprietà e gestione. L’Avv. Alfredo Scalfati e suo figlio Giulio, negli anni ‘50, con i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno, attuano una riqualificazione aziendale che riporta le attività vallive all’antico splendore. In questa fase, l’Azienda Vallicola del Lago di Paola (azienda della Famiglia Scalfati) occupa più di cinquanta famiglie di pescatori e vallicoltori.

Dai primi anni ‘80, tuttavia, le attività vallive vengono ampiamente ridimensionate, fino quasi a scomparire, principalmente a causa: (i) dell’inquinamento dovuto agli scarichi fognari di Sabaudia riversati nel Lago (oggetto di un contenzioso vinto dall’Avv. Scalfati contro il Comune); (ii) dello sfruttamento intensivo degli affluenti di acqua dolce da parte delle serre, con il conseguente innalzamento del tasso di salinità delle acque e (iii) dell’impatto sulla salubrità delle acque da parte delle attività abusive presenti sul Lago (intensiva presenza di natanti a motore).

A seguito della scomparsa dell’Avv. Giulio Scalfati, avvenuta nel settembre 2007, gli eredi hanno ricostituito l’Azienda Vallicola del Lago di Paola e hanno predisposto un progetto di riqualificazione ambientale e produttiva del Lago di Paola, che prevede interventi volti a ripristinare le attività vallive (acquacoltura e mitilicoltura), nonché a sviluppare nuove attività turistiche compatibili, valorizzando la tradizione secolare che lega indissolubilmente questi luoghi alla storia del territorio pontino.

Il progetto di riqualificazione ha previsto, in sintesi, il ripristino delle attività produttive storiche (mitilicoltura e itticoltura) e il mantenimento degli equilibri ambientali del Lago di Paola, contestualmente ad una bonifica dei luoghi da tutti i danni e gli scempi causati dalle attività abusive, che per più di vent’anni sono state svolte sul bacino e sui terreni circostanti. Intorno alle attività storiche, sono nate anche attività turistiche complementari gestite con il marchio “Proprietà Scalfati”.

PESCA E MITICOLTURA

Il lago presenta una produzione ittica naturale ed estensiva incentrata su alcuni mugilidi (cefalo vero, calamita e lotregano), sull’anguilla, la spigola, l’orata, diverse specie di saraghi e sulla sogliola.

Nel lago di Paola vengono esercitati essenzialmente due differenti tipi di pesca: con le reti e con il lavoriero. I “lavorieri” sono attrezzi fisici di pesca posti nei canali di comunicazione del lago con il mare; questi attrezzi sfruttano le migrazioni delle specie eurialine presenti nel lago che periodicamente tendono a tornare al mare. Il lavoriero nel suo funzionamento applica il principio della nassa; costituisce infatti uno sbarramento grigliato tra il lago e il mare e trattiene il pesce di grossa taglia lasciando passare il novellame. Ambedue i canali di comunicazione con il mare sono muniti di lavorieri.

Di grande interesse è la produzione estensiva della vongola verace lungo le sponde del lago.

La mitilicoltura è praticata intensamente nel corpo principale del lago, tra i bracci della Molella e della Bagnaia. Il parco mitili è allestito nei mesi di settembre – ottobre, con l’immissione del novellame della cozza (Mitilus galloprovincialis), e si conclude nei mesi di maggio – giugno con le ultime vendite del prodotto commerciale. La pausa estiva di tale attività si rende necessaria a causa delle elevate temperature raggiunte dalle acque del bacino.

Numerosa e varia risulta la fauna ittica del lago di Paola, per lo più rappresentata da specie migratrici-colonizzatrici temporanee. Si tratta di specie provenienti da aree di riproduzione marine, anche a notevole distanza dalla costa, che effettuano una prima migrazione (migrazione trofica), allo stadio di larva o di novellame (pesce novello), nelle acque salmastre più ricche di alimento e nelle quali completano il ciclo di accrescimento fino allo stadio adulto.

Successivamente, raggiunta la maturità sessuale, effettuano una seconda migrazione (migrazione genetica), dalla laguna al mare, per dare corso alla fase riproduttiva.

Numerose altre specie, sia pesci che molluschi e crostacei, sono presenti nel lago in forma sporadica con pochi esemplari o più numerosi ma unicamente nei canali di comunicazione mare-lago, e tra questi si possono segnalare l’alice, la cernia e l’aguglia.

Presso la sede aziendale, a poche centinaia di metri dal Borgo dei Pescatori, è possibile acquistare i prodotti ittici del Lago (orate, spigole, saraghi, cefali e molluschi: cozze, vongole e ostriche).